Essere Umano

La Vergine sottosopra

Ogni parola ha una propria frequenza che vibra nel mondo. Possiamo quindi capire l’importanza e la potenza del Verbo, sia nei suoi usi puri che in quelli distorti. Vorrei iniziare oggi con questo articolo a portare alla luce e a rivalutare un paio di parole che sono state depredate del loro vero e originario significato e usate per manipolare e confondere tante anime da secoli e secoli.

Parliamo della parola Vergine. Cosa non è stato detto a riguardo.. quanti i modi barbari di interpretare questa parola, e quanti abusi, ma prestiamo attenzione alla sua etimologia originaria.

Possiamo leggerla in due modi.

Vergine: dal latino virgo, si riallaccia alla radice indoeuropea varg- = essere gonfio, turgido, rigoglioso e quindi, in senso lato, maturo (al matrimonio o all’attività sessuale in genere). Da sottolineare che la stessa radice sanscrita varg- o urg’- si ritrova nell’etimologia del termine orgasmo che, letteralmente, esprime l’idea dell’esuberanza o nel termine greco ὀργάς (orgàs) = ubertoso, fertile (riferibile sia ad un terreno, sia ad una giovane donna pronta al matrimonio). 

Vergine: ver-gyne, ver si collega a vero, verità, che deriva dal sanscrito vrtta=fatto, accadimento; Gynè invece deriva dal greco antico e significa Donna, Femmina.
Ci troviamo dunque di fronte ad una Vergine che è una donna di fatto, una donna formata.

Non si parla di rapporti sessuali, né di preservazione della membrana chiamata imene.

Donna invece deriva dal latino Domina=padrona. Qui si va oltre all’accezione meramente collegata al sesso ma si ha una connotazione relativa ad un ruolo che la femmina assume. Domina è la padrona di casa, della propria casa. Il simbolo che ne viene fuori è che E’ padrona di se stessa.

Vediamo le distorsioni:

Nel collettivo comune quando viene usato il termine Vergine ci si collega a varie immagini tra cui sopratutto:

1) il dogma cattolico secondo il quale Maria, la madre di Gesù ha concepito per intervento divino, senza quindi la penetrazione fisica e la conseguente rottura dell’imene.

2) le/i fanciulle/fanciulli, che non avevano ancora consumato il loro primo rapporto sessuale, e spesso date/i in sacrificio a mostri o a degli dei

Togliere alla creazione la riproduzione del corpo attraverso la penetrazione equivale simbolicamente a togliere l’unione poietica, erotica e creativa data dalla compenetrazione dei due principi fondamentali mascolino e femminino. E’ un controsenso molto grande levare alla creazione il mezzo materiale atto proprio a creare. Certo, l’embrione eterico si forma già prima del concepimento fisico ed aleggia nel campo aurico dei due futuri genitori, ma di lì a concretizzarsi nella materia c’è bisogno della penetrazione, almeno in questa dimensione nella quale ci troviamo.

La figura di Maria, distorta all’ennesima potenza in molti modi, divenne quindi l’emblema della donna che concepì senza penetrazione.

C’erano invece antiche tradizioni di sacerdotesse/sciamane che, per loro libera scelta, non imposta e non dettata da schemi/paure/costrizioni decidevano di dedicare la loro vita alla propria vocazione mistica. Si sposavano, in questo senso, con il divino, chiamato anche sposo celeste o sposo mistico. In questo caso l’energia sessuale non veniva assolutamente repressa o negata ma veicolata in attività nobili, creative, artistiche e mistiche dando come risultato uno stato d’estasi simile a quello dell’orgasmo. Fare l’amore con Dio. Da qui l’immagine che queste Vere Donne, libere e padrone di loro stesse, delle Vergini nel senso puro del termine, rinunciassero all’atto sessuale (che ricordiamo, rimanendo un atto neutro di per sé, può diventare creativo e divino o distruttivo e malsano a seconda ci come viene vissuto).

A onor del vero è necessario che qui io menzioni anche l’esistenza di nobili lignaggi di sacerdoti e sacerdotesse dedite alle pratiche iniziatiche esoteriche concernenti un rapporto di intimità e sessualità particolare.  L’atto sessuale vissuto secondo certi crismi è appositamente fatto per produrre alte frequenze vibratorie evolutive che viaggiano nell’etere in tutto il campo morfogenetico, contribuendo all’armonico battito del cuore universale, seminando fiotti di luce, coscienza, bellezza, consapevolezza e unione.

La manipolazione dell’energia attuata nelle alterazioni di parole e significati, in questo contesto, ha creato reazioni a catena di carnefici e vittime che come burattini reiterano gli stessi solchi di volta in volta fino a diventare profondi abissi dove la luce fa difficoltà ad entrare.

Bambine private della loro femminilità originaria e naturale. Madri denaturate dell’archetipo distorto della Madre sono vittime a loro volta di specifiche esperienze e vissuti. Le modalità di compensazione di tali distorsioni sono diverse da individuo ad individuo. Il filo conduttore rimane però la non fluidità del percorso, e le deviazioni che la creatura in questione affronta cercando di realizzarsi.

Come propone la visione immaginale di James Hillmann, le ghiande (i bambini che sono semi, come le ghiande, destinate a diventare grandi querce) non aiutate dal contesto familiare sono traviate dal percorso più fluido che potrebbero fare, ma i modi di espressione del loro carattere fanno comunque fede alla loro essenza.

In Animologia diremmo che ogni individuo, in base al raggio della sua anima, si comporterà seguendo quelle caratteristiche proprie del raggio, che però possono essere anche qui, pure, originarie o distorte. (A questo proposito ci sarebbe tantissimo da dire, vedi articolo I 7 raggi – Le frequenze dell’Anima)

Facciamo degli esempi:

una bambina che è stata fortemente repressa potrebbe diventare suora, o ancora potrebbe manifestare il suo dissenso profondo compiendo una forte, intensa trasgressione, (dal latino transgredior = passare, oltrepassare, andare al di là); ecco come le trasgressioni verso l’estremo opposto sono spesso i primi passi necessari per oltrepassare e superare un blocco, una repressione, una situazione limitante).

La trasgressione in questione potrebbe essere recitare in film pornografici, entrare afar parte dei lavoratori del sesso, ed ecco che verrebbe subito tacciata dalla società moralistica di esser “una troia, una vera puttana”, come a voler condannare in maniera negativa l’evento che si manifesta attraverso questa immagine.

Ancora potrebbe diventare una maestra o una professoressa rigida e bacchettona che ha sete di reprimere come è stata lei stessa repressa in precedenza.

Potrebbe altresì adattarsi ad essere maritata, senza amore,  poiché “alle donne non è concesso studiare”, o “perché cosa vuoi tu, sei una donna e devi adattarti”, e finire quindi per subire il ruolo di casalinga, non riconosciuta, accrescendo frustrazione, senso di insoddisfazione e così via.

Le distorsioni dell’archetipo della donna sono tantissime e questo vuole essere solo un piccolo esempio di certi meccanismi. Con le precedenti riflessioni ci siamo accinti a guardare marcate distorsioni che interessano il genere femminile,  anche coloro che appartengono genere maschile vengono devastati da un’immagine storpiata e deviata di ciò che in realtà sarebbe la concretizzazione dell’energia Femminile, manifestata in un corpo di Donna.

Creature confuse si porteranno dentro un’immagine, un simbolo di Femminile che non corrisponde a ciò che la Natura Naturante (Natura tripartita: Cosmica, Umana, e dei Regni di Natura) aveva pensato in origine, condizionando quindi così (se non si fa un lavoro interiore di revisione e rivalutazione), gran parte della loro incarnazione presente.

Quante volte capita che si cerchi all’esterno un surrogato di ciò che non ci è stato dato,  spesso però ricalcando proprio il copione di ciò che è stato il passato “traumatico”.
E’ molto interessante questo paradosso, perché in esso c’è sia l’anelito a curare la ferita, il desiderio a vivere il bello, e nel contempo l’eterno ritorno di situazioni che non fanno che riconfermare il disagio originario. Ogni volta con qualche riga di copione diversa, qualche colore diverso, ma il nucleo rimane quello.

Il matriarcato è una risultante di una cultura marcatamente patricentrica e il patriarcato non fa che rinforzare una ribellione di stampo matriarcale.. è un circolo vizioso.. e andare a vedere chi ha lanciato il sasso per primo è un’impresa poco proficua. Quello però che si può fare è partire da dove siamo ora. Ripulire, rivalutare e risanare tutti quegli archetipi, quei miti che vivono sulla terra attraverso di noi, e attraverso i quali noi viviamo.

Risanando la sfera del mondo femminile si influenza immensamente tutta la sfera del maschile, e viceversa. Diventa uno scambio come il simbolo dell’infinito ci mostra. La festa della Donna, sotto questa luce, offre la possibilità di riflettere su questi temi, di guardare diversamente il simbolo della Donna, della Vergine, che abita tutti noi.

Con Amore

Maddalena Premuti Bonetta.

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